giovedì 2 aprile 2009

la banca e la famiglia

Ho un’amica che lavora in banca, al family banking ovvero sportello famiglia.
Il marito è in ansia. Mi dice torcendosi le mani mentre mi parla che sono mesi che sua moglie arriva a casa nervosa, che di notte non riesce a dormire.
Il problema sta nei servizi che la sua banca le obbliga di vendere.
Il problema sta nella sua clientela.
Lei vive e lavora in un piccolo paese.
Lei è obbligata a fregare la vicina di casa, quella che le presta lo zucchero o il sale.
Conoscendola, sarebbe nervosa anche se lavorasse lontana dalla sua vicina di casa.
Questo è il mondo dei pirati.
O diventi pirata o non dormi

6 commenti:

Il Grande Favollo ha detto...

Lunedì. La banca mi chiama. E' rientrato un assegno incassato da un fornitore in una città vicina il giovedì prima. Mi sorprendo perchè, stranamente, proprio dalla stessa città, un mio cliente ha inviato, lo stesso giovedì un bonifico. Chiedo al direttore perchè il bonifico non è stato ancora accreditato sul mio conto. Mi viene risposto che ci sono stati sabato e domenica di mezzo. Non riesco a capire come mai, quando qualcuno incassa i miei assegni, questi viaggiano anche durante il fine settimana, mentre quando mi deve arrivare un bonifico, questo il fine settimana riposa. Se fossi nella tua amica, mi chiederei in quale giorno della sua vita ha deciso di prendere la insana iniziativa di entrare a lavorare in una organizzazione malavitosa, protetta da leggi, come la banca...

Minu ha detto...

la mia amica lavora in banca da più di venti anni.
E' nervosa e dorme poco da quando il suo gruppo si è fuso con un altro grande gruppo.
Le regole sono cambiate, la crisi è arrivata, lei ha più di quaranta anni, che fare grandefavollo?
Trieste per chi ha ancora una coscienza

Il Grande Favollo ha detto...

Ovviamente è impossibile cambiare, lasciare perdere tutto ed andarsene. Le teorie sono belle, ma la realtà giornaliera non detta condizioni. Un quarantenne secondo il canone odierno, deve essere già inserito in un contesto lavorativo con i suoi ruoli e le sue mansioni. Non può:
1 - Pensare di cambiare lavoro
2 - Sperare di rimanere per poco senza lavoro
3 - Andare a casa da moglie e figli e dire che vuole fare altro
4 - Prendere i bagagli e cercare lavoro altrove

Un quarantenne non riesce a:
1- variare metodi e tempi del suo lavoro
2 - trovare ritagli di tempo per capire meglio il suo lavoro
3 - Capire cosa funziona e cosa non funziona del suo lavoro
4 - Fermarsi a pensare al suo lavoro come se stesse osservando se stesso dall'esterno. I miei commenti sono auspici. La tua amica ha ragione a sentirsi così, perchè possiede ancora un briciolo di umanità.Se tutti quanti , nello stessimo attimo, ci mettessimo d'accordo a far saltare questo tavolo di bari, nello stesso momento, forse troveremmo una soluzione.Ma, come diceva Brecht, di poesia si parla meglio quando lo stomaco è pieno. Quando.

Minu ha detto...

occorre sincronizzarci, è vero.
Ma più mi guardo intorno più penso che non ce la faremo mai.
La gente sembra ipnotizzata.
O peggio, rubare, fregare, trassare è diventato legittimo.
Brecht era un grande saggio.
Quando.

Spinoza ha detto...

Ecco perché il mio lavoro non ha nulla a che fare con l'economia o le persone. Galassie, studio, che se sbaglio qualcosa non frega un cacchio a nessuno, o comunque non faccio del male al mio prossimo.

Riesco a dormire, e me lo tengo stretto sto lavoro, finché c'è.

the muffin woman pat ha detto...

in questi giorni sto provando l'ebrezza di fidarmi ciecamente di un semi sconosciuto.
è meraviglioso.
potessimo farlo tutti vivremmo meglio.
io non capisco perchè la gente deve fregare.
un giorno la mia amica sognatrice mi ha detto che aspira a lavorare in banca perchè è stufa del precariato. mi si è spezzato il cuore. è come un virus che ci sta mangiando. i valori buoni non esistono piu'. poi mi chiedono perchè mi sto attaccando alla famiglia e agli amici, quelli veri.
ora faccio una ricerca.
e comunque io continuo a dire, ok mi tengo il alvoro per carità ma non è giusto doversi accontentare e dover ragionare così. non è giusto cazzo.