mercoledì 6 agosto 2008

Alla canna del gas...

Questo post lo dedico ai colleghi che hanno creduto nelle "buone" intenzioni dell'azienda. Pubblico di seguito un articolo tratto da Il Giorno del 1° agosto 08 scritto da Barbara Calderona. Ancora una volta una profonda tristezza e tanta tanta rabbia

Incontro istituzionale che lascia poche speranze ai 376 dipendenti senza lavoro

— AGRATE —
SENZA LAVORO e senza stipendio. Sono distrutti i 376 informatori scientifici della X-Pharma che naviga in brutte acque e ha deciso di chiudere dopo due soli anni di attività. Ieri pomeriggio una delegazione dei lavoratori precipitati in un inferno in pochi giorni, ha gridato la propria disperazione al sindaco Adriano Poletti e a Bruno Casati, assessore alle Crisi Industriali della Provincia. Il summit convocato d’urgenza in Comune su richiesta dei sindacati è durato ore, sono servite per mettere a fuoco la situazione e preparare la contromossa. Il copione è lo stesso già visto in casi simili negli ultimi mesi, con Marvecs, altra società del Colleoni, la monzese Roche e la caponaghese Astrazeneca, le grandi del territorio che hanno «rottamato» gli esperti di farmaci sull’onda di una crisi strutturale che cercano di risolvere a «scaricabarile». Cedendo cioè il personale in esubero a società specializzate e garantendo, almeno sulla carta, posto e stipendio per tre anni, uscendone pulite e pagando fior di incentivi ai compratori. Si parla di milioni di euro. Con qualche ritocco al ribasso nei tempi, è successo anche alla X-Pharma, nata dalla cessione di tre rami di azienda, uno della Solvay, uno della Fournier e uno della Merck Sharp, a cui si sono aggiunte assunzioni individuali, da Bayer, Shering, Ucb e Dompé, il tutto in tre tranche, da gennaio 2006 alle ultime di due mesi fa. Un’ottantina di informatori lavorano nell’hinterland milanese, il resto in tutta Italia, nella sede di Agrate operano anche una ventina di amministrativi, pure loro sono in mezzo alla strada. Secondo quanto riferito dai sindacati il bilancio 2007 della società avrebbe registrato una perdita 9 milioni di euro su un fatturato di 40. Ma in Camera di Commercio non è stato depositato nessun documento economico.

IL «BUCO» è un’enormità, e rende quasi impossibile trovare sul mercato un compratore che rilevi personale altamente qualificato e prodotti in concessione, la vera risorsa su cui puntare. La matassa è ingarbugliata. «È uno scandalo che va denunciato pubblicamente – dice Casati – siamo in presenza di una violazione della legge 30 e della cessione di ramo d’azienda. Qui si vende manodopera». Le istituzioni si sono messe a disposizione dei lavoratori. «Bisogna coinvolgere la case-madri da cui provengono gli informatori – aggiunge l’assessore – e aprire una trattativa a tutto campo sul recupero delle professionalità». Una strada difficile da percorrere, in presenza di una crisi che non ha nulla di congiunturale, ma che la stessa Federfarma ha annunciato all’inizio del 2008 fornendo dati che non lasciano scampo: in Italia ci sarebbero 10mila informatori di troppo, la metà dei quali nell’hinterland milanese, uno dei poli della farmaceutica più sviluppati del Paese. Dramma nel dramma. I lavoratori della X-Pharma hanno avuto la brutta notizia il 24 luglio. «Per mesi i manager ci hanno detto che le cose andavano bene – spiega Mario Tornaghi della Cisl – poi ci siamo ritrovati a fare i conti con la chiusura». Si lotta per salvare redditi e posti di lavoro: «sono questi i nostri obiettivi», aggiunge Livia Raffaglio della Uil, «quello di X-Pharma è un business da mantenere», precisa Giancarlo Lombardo della Cgil. Gli informatori sono disperati.

DAL 1° SETTEMBRE dovrebbero entrare in cassa integrazione straordinaria ma dopo il mancato accordo sindacale, l’ultima parola spetta al Ministero. La Regione, il cui parere non è vincolante, si è già espressa favorevolmente. «Siamo alla canna del gas - dice Daniele Muzzarelli, uno degli informatori senza lavoro – stiamo valutando come muoverci anche in sede legale. Ma intanto abbiamo figlie e famiglie da mantenere e siamo senza soldi». Non riesce a parlare di quel che sta vivendo la collega Carla Covri, alle spalle ha 25 anni di carriera. «Molti di noi pensano seriamente al suicidio». Parole pesanti come pietre a cui X-Pharma dovrà dare una risposta.

11 commenti:

camu ha detto...

Come sempre succede in questi casi....nessuno risponderà in prima persona di quello che ha contribuito a creare e cioè la distruzione psicologica di tanti lavoratori.
Come sempre nessuno si e' mai preoccupato di controllare l'affidabilità di un'azienda "salvagente".....ci si e' solo preoccupati di salvarsi la faccia....con pensieri del tipo :"ma si sistemiamo sti poveri sfigati....noi aziendone ci puliamo la coscienza sistemandoli li' ....poi fatti loro!!!!!!!!".
Come sempre tutto si chiuderà con un accordo sindacale e tempo 6 mesi sarà tutto dimenticato e ci sarà un'altra azienda spugna che farà la stessa fine.
Come sempre verrà coivolta un'amministrazione comunale che si dimostrerà totalmente impotente e impreparata sul da farsi e i disperati dovranno arrangiarsi da soli!!!!!!!!!!
Come sempre il mondo farmaceutico resta nel sottobosco e si permette di fare qualsiasi cosa con i dipendenti.
Come sempre non ci si incazza mai abbastanza per far si che qualcosa in questo paese cambi!!!!!!!!!!!!

ellysa ha detto...

Condivido con Camu...
Quello che mi fa anche incazvolare è che un'industria farmaceutica, se ben amministrata dal punto di vista economico e di marketing non va alla rovina, e lo sappiamo molto bene.....

RadioLondra2000 ha detto...

il problema, nell'industria farmaceutica come in quella edile (e vi assicuro che in questo settore la situazione è ben più tragica...), come in qualsiasi altro settore iindustriale non è costituito solo dalla classe dirigente. non ci sono più imprenditori alla Adriano Olivetti, è vero e innegabile. ma questo, putroppo, è dovuto non tanto alla mancanza di volontà (che in alcuni, per quanto rari, casi c'è anche) ma al cambiamento profondo e radicale della società e del sistema economico in cui viviamo. non importa più quello che si produce (e tantomento chi lo produce...) ma quanto, in quanto poco tempo e con quanto risparmio di costi. l'obiettivo è e resta arrivare prima degli altri, a tutti i costi (appunto). ecco perchè la Cina sta letteralmente facendo le scarpe a tutti. chi vuole ancora produrre coi criteri e l'etica degli imprenditori degli anni '60, prima o poi è destinato a soccombere alle impietose leggi di mercato. di crisi economiche ne abbiamo vissute anche dopo il boom economico degli anni'60 (vi ricordate la crisi del petrolio ad inizio anni '70?), ma ci siamo sempre ripresi e su scala internazionale. oggi questa volontà non c'è più, chi non sta alle regole è fuori. e la catena dei disoccupati, così, aumenta a favore di quella dei precari o, peggio ancora, dei lavoratori in nero. e come dice Camu, la cosa più triste è che ci si incazza e tanto ma le cose non cambiano. finchè, secondo me, purtroppo non daremo il giro. mi auguro sempre, perchè l'ottimismo di fondo non mi abbandona mai, che prima o poi qualcosa possa cambiare in positivo. in fondo, ai miracoli ci credo e ci spero comunque. ma ad oggi, purtroppo, è impossibile non incazzarsi e vedere nero in questo mondo di...

minu ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
minu ha detto...

Ieri ho visto "ladri di biciclette" e l'ho trovato scandalosamente attuale. La scena del monte di pietà prende il cuore, le lenzuola consegnate per riscattare la bicicletta indispensabile per il lavoro di attacchino la dice lunga sulla condizione di disagio e povertà di quegli anni. Seguire l'impiegato che si arrampica sugli scaffali per riporre le lenzuola appena date in pegno e scavalca cumuli e cumuli di biancheria riempie gli occhi di lacrime. La situazione attuale per certi aspetti è ben più triste. Siamo stretti in una morsa tra benessere e povertà, tra discount e grandi magazzini.
Non possiamo più fare finta che nulla stia accadendo...
I tempi sono nuovamente maturi per una sana rivoluzione.
Dissento da quanto scrive la metà bionda a proposito della non responsabilità dei manager. Ognuno si prenda le responsabilità di quanto sta accadendo. Nella fattispecie lo spostare occupazione in un'azienda salvagente è una mossa strategica studiata a tavolino, e a pagarne le conseguenze oggi sono circa 400 famiglie, famiglie alla canna del gas...

ellysa ha detto...

Anche secondo me non si può non coinvolgere la classe dirigente... Ricordiamoci bene di come si sono svolti i fatti da noi: facciamo anche finta di credere che la decisione sia stata presa in Casa Madre, ma chi ci ha presi in giro per un anno sono stati solo ed esclusivamente i nostri dirigenti...

RadioLondra2000 ha detto...

forse mi sono espressa male. non dico che la classe dirigente non abbia le sue colpe e responsabilità, tutt'altro. lo dimostra il fatto che non ci siano appunto più manager alla Adriano Olivetti, che per primi avevano imparato sul campo, in fabbrica, come funzionavano le macchine che andavano a produrre. dico solo che se si è arrivati alla situazione odierna lo si deve soprattutto ad una mutata scena economica e politica mondiale, dove l'interesse principale non è più quello di produrre qualcosa ma di far semplicemente girare i soldi. i più grossi buchi economici sono stati creati in borsa nel giro di poche ore, non perchè sul mercato qualche prodotto abbia clamorosamente fallito (eccezion fatta per alcuni casi). perchè un personaggio come Muhammad Yunus ha vinto il premio nobel per la pace? semplicemente perchè è andato controcorrente creando una banca, la banca dei poveri appunto, che presta denaro a tassi bonificati solo ai meno abbienti, fornendogli gli strumenti per uscire dalla miseria. si tratta di microcredito e parliamo del Bangladesh, di quello comunemente inteso come Terzo Mondo. In Italia, e non solo, non esiste una volontà del genere. e di questo dobbiamo ringraziare prima di tutto la nostra classe politica, formata anche da dirigenti, certo. da chi ha voluto riportare un modello produttivo che proprio in America sta portando famiglie intere sul lastrico. io gli eserciti di barboni in pieno centro a Seattle, San Francisco e Vancouver li ho visti coi miei occhi. quella è gente senza speranza. e ho pianto amare lacrime pensando a quanto una vita possa esser distrutta, dall'oggi al domani, appunto. centinaia e centinaia di uomini e donne abbandonati a sè stessi, senza neanche un minimo di supporto sociale (perchè là ti devi pagare anche l'assicurazione sanitaria, sennò non ti fanno neanche entrare al pronto soccorso). nulla. e questa è l'altra faccia del paese più ricco del mondo. la miseria estrema, appunto. poi vai a Las Vegas e vorresti avere un arsenale di lanciafiamme per bruciare tutto quello spreco e quell'insulto alla povertà più nera. miliardi di metri cubi d'acqua utilizzati ogni giorno (siamo nel bel mezzo di un deserto) solo per inscenare spettacoli acquatici per intrattenere le orde di turisti rincoglioniti. ci sono stata 1 giorno come tappa forzata ma ho avuto il voltastomaco per tutto il tempo. ecco, questo è il modello economico che stiamo ricopiando in casa nostra. se non altro, in America anche un dirigente che sbaglia un investimento cade e si fa di sicuro più male di un semplice impiegato. a questo, però, noi non siamo ancora arrivati.

minu ha detto...

L'america è così vicina... senza andare così lontano le nostre stazioni, le metropolitane sono piene di schiere di senza tetto e ogni giorno aumentano di numero. Che tristezza.

michael ha detto...

Ieri sera La7 ha trasmesso il documentario di Michael Moore "The big one". Casi di chiusura di aziende americane con modi simili a Ucb, per spostare le produzione e fare più profitti mandando a casa migliaia di lavoratori dall'oggi al domani...

minu ha detto...

Ricordate quando un dirigente del sindacato ci ha risposto che le aziende sono libere di spostare la sede produttiva?
Stessa cosa mi è stata detta da un esponente del pd. Ovunque nel mondo occidentale si sta verificando lo stesso fenomeno. Siamo tutti dunque don chisciotte della mancia? Combattiamo contro mulini a vento, urliamo la nostra disperazione contro chi? Ho la sensazione che ci stiamo parlando addosso. Che fine faranno i 400 dipendenti della x pharma? Altri 400 impiegati di alto profilo a spasso. Chi pagherà per tutto questo? Ho sete di vendetta.
Che rabbia che ho provato giorni fa quando per accedere ad un colloquio ho dovuto passare un test di inglese durato quasi un'ora e due ore di chiacchiere con uno psicologo del lavoro. Ho passato la selezione ... nello stesso giorno il colloquio con l'azienda. Volete sapere di cosa si occupa questa bell'azienda? Fa arrivare i capi dalla Cina, li rimarchia e li consegna ai grandi marchi che li immettono sul mercato come made in Italy.
Ho 43 anni, due bambine. Eccomi in giro per le strade a cercar lavoro. Dove sono i responsabili del mio licenziamento? Del nostro licenziamento? Del licenziamento di chi ha creduto ancora in loro ed ha accettato di essere integrato in x pharma? Cerco di vivere questa fase come un'opportunità, un cambiamento, un rilancio. Non sempre mi riesce. Sono quasi disidratata

Manga ha detto...

Ciao,
Mi dispiace per quello che è successo. Non ho mai creduto al futuro sia di Marvecs che di X-pharma. Pensavo che fossero stratagemmi per mandare a casa gli informatori in esubero.
Marco
Www.Informatori.Info